Il marketing digitale nel 2024 non si limita a un elenco di nuovi strumenti. Diversi cambiamenti normativi, tecnici e comportamentali stanno modificando il modo in cui i marchi interagiscono con i loro pubblici. Alcuni sviluppi sono visibili da mesi, altri rimangono sottovalutati dalla maggior parte dei team.
Digital Services Act: cosa impone la normativa ai marchi da febbraio 2024
Dal 17 febbraio 2024, il Digital Services Act (DSA) si applica a qualsiasi marchio che ospita contenuti di terzi: recensioni dei clienti, commenti, forum o elenchi di venditori. Una semplice sezione di recensioni di prodotti su un sito e-commerce è sufficiente per far rientrare l’azienda nell’ambito di questa normativa europea.
Concretamente, ogni pubblicità visualizzata su una piattaforma deve essere chiaramente identificabile come tale, con il nome dell’inserzionista e i principali parametri di targeting utilizzati. I controlli in Francia possono essere condotti dall’Arcom, dalla DGCCRF e dalla CNIL.
Per i team di marketing, questo modifica la gestione quotidiana degli spazi comunitari. Gli obblighi riguardano la trasparenza delle decisioni di moderazione, i canali di segnalazione e le metriche di sicurezza. Risorse come il marketing su wakeupnews.fr consentono di seguire questi sviluppi normativi che impattano direttamente sulle strategie digitali.
Il DSA non si limita alle questioni di cookie e consenso. Ridefinisce la responsabilità dei marchi sui propri spazi digitali, non solo sulle piattaforme di terzi.

Retail media in Europa: un canale pubblicitario che ridistribuisce i budget
Il retail media (pubblicità diffusa sui siti e nelle applicazioni dei distributori) sta vivendo una rapida crescita in Europa. Amazon cattura circa due terzi delle spese di retail media nel continente, il che dà un’idea della concentrazione del mercato.
Per gli inserzionisti, questo canale presenta un vantaggio strutturale: i dati di acquisto sono direttamente legati allo spazio pubblicitario. Il targeting si basa su comportamenti di acquisto reali, non su intenzioni presunte. Tuttavia, la dipendenza da un numero ristretto di piattaforme solleva interrogativi sulla negoziazione dei prezzi e sulla visibilità dei dati di performance.
Retail media e marchi di medie dimensioni: gestire le agenzie interne in parallelo
I distributori di medie dimensioni iniziano a proporre le proprie offerte di retail media. Per un marchio che vende tramite più insegne, la moltiplicazione delle agenzie interne complica la gestione delle campagne e il confronto dei risultati.
Il retail media non sostituisce Google Ads o i social media. Si aggiunge come un canale supplementare, con le proprie metriche e le proprie limitazioni di formato. La sfida principale rimane la misurazione unificata delle performance tra questi diversi ambienti.
Creatori di contenuti B2B: l’ascesa delle voci interne
La creazione di contenuti in B2B non si basa più esclusivamente sui team di comunicazione. Sempre più aziende incoraggiano i propri dirigenti e esperti interni a pubblicare direttamente su LinkedIn o su altre piattaforme professionali.
Questo fenomeno si spiega con un dato semplice: le pubblicazioni firmate da individui identificati generano più interazioni rispetto alle pagine corporate. Gli algoritmi dei social media favoriscono i profili personali, e i pubblici professionali attribuiscono maggiore credibilità a un esperto nominato piuttosto che a un logo.
- I dirigenti che pubblicano regolarmente nel loro campo di competenza diventano punti di accesso verso il marchio, a volte più efficaci delle campagne sponsorizzate
- La questione della proprietà dei contenuti si pone: quando un dipendente lascia l’azienda, il suo pubblico personale se ne va con lui
- Il brief creativo evolve, poiché i marchi e i creatori rinegoziano il controllo editoriale sui messaggi diffusi
Questa tendenza non riguarda solo le grandi aziende. Strutture di dimensioni modeste ottengono risultati misurabili identificando due o tre collaboratori in grado di produrre contenuti regolari e credibili.

Personalizzazione e IA generativa: a che punto sono realmente i team di marketing
La personalizzazione dei contenuti grazie all’intelligenza artificiale è l’argomento più commentato dell’anno. Il divario rimane significativo tra le funzionalità annunciate dagli editori di software e ciò che i team riescono a implementare quotidianamente.
Gli strumenti di IA generativa consentono di produrre varianti di testi pubblicitari, suggerimenti di segmenti o riassunti di dati clienti. L’automazione della produzione di contenuti su larga scala è ora accessibile a aziende che non avevano le risorse per farlo manualmente.
I limiti concreti da conoscere
La qualità dei risultati dipende direttamente dalla qualità dei dati di input. Una base clienti mal strutturata o incompleta produce raccomandazioni poco affidabili, indipendentemente dallo strumento utilizzato.
- I modelli di IA generano contenuti plausibili ma non sempre esatti, il che impone una revisione umana sistematica per qualsiasi contenuto pubblicato
- Il costo di integrazione di questi strumenti in una stack di marketing esistente è spesso sottovalutato nelle presentazioni commerciali
- Le questioni di riservatezza dei dati dei clienti inseriti in modelli di terzi rimangono aperte, in particolare nel contesto del GDPR
La personalizzazione tramite IA funziona meglio su compiti specifici (oggetti di email, raccomandazioni di prodotti) piuttosto che su strategie globali di contenuto. I team che ottengono risultati concreti sono quelli che definiscono casi d’uso limitati prima di implementare uno strumento.
Il marketing digitale nel 2024 si struttura attorno a nuove restrizioni normative come il DSA, a canali pubblicitari in ristrutturazione con il retail media, e a strumenti di IA la cui adozione reale rimane disomogenea. I team che progrediscono sono quelli che testano su ambiti ristretti prima di generalizzare, piuttosto che quelli che cercano di applicare tutte le tendenze simultaneamente.



